|
Trolley
|
|
|
Patrizia Calefato / Carnet / Trolley flessibile
(pubblicato in Carnet, aprile 2004) Che cosa è diventato il viaggio negli anni delle compagnie aeree low-cost? Il poter disporre a prezzi irrisori di biglietti di volo ha moltiplicato enormemente la mobilità, soprattutto giovanile, e ha dischiuso nuove frontiere nell’idea di transito concepito sia, alla lettera, come transito aeroportuale sia, allo stesso tempo, come transitorietà nel mondo, possibilità sempre aperta e a buon mercato, di spostamento. Il viaggio “accessibile” perde alcuni tratti che lo caratterizzano come motivato sempre in funzione di qualcosa - sia essa il turismo, lo studio, la ricerca interiore, la curiosità, l’esilio, la migrazione o il lavoro – e diviene invece un evento quotidiano praticabile senza troppi preamboli o ragioni. Questa nuova fenomenologia del viaggio comporta che bagagli e accessori si adeguino accentuando la loro maneggiabilità (soprattutto se si tratta di bagagli a mano) e rendendosi facilmente trasformabili. Il bagaglio deve pesare poco, visto che in questo tipo di viaggi il carico massimo consentito per ciascun passeggero è di 15 Kg. e il costo per il peso in eccesso è maggiore del biglietto. I trolley devono essere poco rigidi, meglio se trasformabili in zaini. Le borse devono poter contenere la “casa virtuale” come se fosse un pacchetto, in modo che il notebook, il lettore CD, i dischi, si rintanino tra gli oggetti di uso transitorio accanto allo spazzolino da denti e alla biancheria di ricambio. E certamente, nella consapevolezza che i servizi sul volo a basso costo sono meno accurati, meglio portare tutto con sé, in contenitori a fisarmonica dalle mille tasche che si estendono o si contengono secondo le necessità. Il viaggio non è più né un’eccezione, né un evento contrapposto alla stanzialità. Certo, questo accade specialmente ai giovani, dei quali ci piace pensare che abbiano più tempo e siano ormai divenuti completamente “flessibili” avendo digerito a pieno la lezione che solo dieci anni fa si consegnava alle generazioni a venire: quella della mobilità, appunto, in senso esistenziale e materiale. Ma anche le età più adulte si dispongono favorevolmente al viaggio – nazionale o internazionale che sia – avvertendone, tradotta in termini di denaro sonante, la minore pericolosità, se non altro simbolica. Resta la strana “sur-realtà” di una visione, esperienza recente vissuta a Fiumicino a bordo di quelle navette che si snodano tra le piste: nel tragitto dall’aereo al cancello, il selciato era disseminato ogni 50 metri circa di un bagaglio – uno zaino, una classica valigia rigida, un contenitore di una bicicletta - perduto forse a causa del forte vento, forse del sovraccarico dei veicoli che li trasportano. L’immagine era quella di un deserto meccanico cosparso qua e là di tracce del viaggio, lasciate senza neanche saperlo, al posto di corpi già altrove. Visto
che le compagnie a basso costo non prevedono il terribile rito del
“rinfresco” (“biscotti o salatini?”), se non a pagamento, è importante,
soprattutto per tragitti lunghi, portare con sé del cibo, a meno di non voler
spendere la stessa cifra del biglietto per un panino freddo con dentro formaggio
plastificato. Un’idea che ancora non ha contagiato i produttori di valigeria,
ma che potrebbe avere successo, può allora essere quella del jet-cestino della
merenda. “Jet” solo nel nome, perché se è vero che la fretta e
l’apprensione caratterizzano i
transiti tra un aereo e l’altro o le migrazioni verso la metropoli agognata
dagli aeroporti siti in cittadine poco note (vedi Stansted), è anche vero che,
una volta in volo, varrebbe la pena di gustare fino in fondo un menù da viaggio
fatto in casa Come usava una volta nei viaggi in macchina senza autostrada: il
“cestino” dovrebbe dunque conciliare lo spazio e la maneggiabilità con una
rassicurante aria di casa. Il basso costo – sempre oscillante, sempre da prendere al volo come in un’asta immaginaria - incoraggia anche quella perversa tensione all’accumulare “occasioni” pur inutili, ma sempre, assolutamente, “convenienti”. E il meccanismo è lo stesso, che queste “occasioni” abbiano come scenario un aeroporto internazionale oppure un ipermercato dove rincorrere gli ultimi pezzi di una qualsiasi merce battuta a prezzo esclusivo da una voce all’altoparlante.
|