|
tecnobenessere
|
|
|
Patrizia Calefato / carnet / tecnologie e benessere
“Dalla Science Fiction alla Science Fashion” è il motto che sintetizza il lavoro di Jenny Tillotson, “sensory designer” e coordinatrice britannica del progetto “Smart Second Skin” che propone, nella commistione eccentrica tra stilismo, arte e scienza – specificamente, scienza degli odori –, una prospettiva rinnovata del rapporto tra moda e nuove tecnologie. La prospettiva si fonda sulle nanotecnologie applicate ai tessuti e sulla realizzazione, attraverso queste, di fibre che trasmettono ai centri cerebrali dell’odorato la sensazione di determinati aromi. Lo scopo non è meramente comunicativo, come quello che ha invece finora caratterizzato la ricerca sulle fibre “cablate” e sulle tecnologie indossabili, come anche le comuni pratiche di vestizione di cellulari, personal computer, lettori MP3, palm-top o e-book quali accessori essenziali del dress-code postmoderno. La nuova frontiera del vestire tecnologie è invece legata al benessere, al piacere, alla dimensione fàtica dell’armonizzare la comunicazione con l’altro, piuttosto che renderla il più efficace, invasiva e veloce possibile. Abiti e sensi si incrociano così nella capacità sinestesica di un corpo umano concepito come appartenente a degli “scentient beings”, non semplicemente “sentient”, nel gioco di parole tra esseri “profumanti” e “senzienti” che la lingua inglese permette. Sensorialità dispiegata e piacere non costituiscono però l’unico significato che il concetto di “benessere” manifesta oggi nel connubio tra moda e tecnologie avanzate: l’aspetto curativo o diagnostico è infatti all’opera nel lavoro di quei ricercatori che lanciano tessuti ipoallergenici e cicatrizzanti, “stoffe” in grado di calcolare pressione arteriosa, glicemia, battito cardiaco, di monitorare il sonno e di rilasciare farmaci a piccole dosi. L’invasività del benessere sembra arrivare dunque alle soglie basilari della vita individuale e i mezzi del tradizionale controllo sui corpi, dalla telecamera al satellite, stanno per essere affiancati nella quotidianità da un tessuto o da un accessorio di moda che è in grado di sondare e curare il corpo e di renderlo penetrabile, desiderabile e trasparente prima ancora che la Microsoft riesca a capire fino in fondo cosa fare del suo brevetto del corpo umano. Dove è giunto ora Bill Gates erano del resto già da tempo arrivati un artista come Stelarc e uno scienziato come Kevin Warwick, comprendendo che le fibre del nostro corpo fossero conduttrici di impulsi più-che-sensoriali e potenzialmente capaci di implementare tecnologia ed estesia. Ma è anche la lezione della moda che il brevetto Microsoft ha fatto proprio, nella consapevolezza che il corpo quale supporto naturale di congegni comunicativi e informativi, sia di questi “rivestito” come di una seconda pelle. Boxino 1 tecnologie La Charmed Technology, un’azienda creata a Los Angeles dal Media-lab del MIT, si ispira sin nel suo stesso nome al fascino delle tecnologie comunicative che - in una evocazione esplicita del “sex-appeal dell’inorganico” di Walter Benjamin – vengono rielaborate in segni di moda. Tra i suoi prodotti dell’era post-personal computer, lo “charm-badge”, all’apparenza un normale badge da conferenze, che funziona però come un database che ingloba e trasmette tramite infrarossi le informazioni su chi lo indossa per cercare possibili affinità con altri utenti in loco del medesimo congegno. Boxino 2 tecnologie Il progetto dello Science Fashion Lab intende curare attacchi di asma, controllare l’ovulazione, favorire l’attrazione sessuale regolando i feromoni: tutto tramite i tessuti e i loro “colorodori”. E’stato ideato anche un paio di scarpe studiato per sollecitare la sensazione di particolari odori in base alla pressione esercitata mentre si cammina su certe parti del piede, la cui pianta è “cartografata” nelle sue zone di corrispondenza con i centri nervosi, quasi come in una illustrazione di un libro di medicina cinese. |