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Sandali
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Patrizia Calefato / carnet / sandalo al sole
(in carnet, luglio 2004) La più antica tra le calzature, il sandalo, ha la caratteristica di presentarsi esplicitamente come una sorta di “impalcatura” del corpo architettonicamente complessa. Non si tratta infatti semplicemente di ricoprire il piede, ma anche di scoprirlo, di farlo respirare e di evocare immagini di libertà e “naturalezza” legate a quei valori che comunemente associamo con l’espressione “a piedi nudi”. Occorre anche che i listini di pelle, di cuoio, di stoffa o di qualsiasi altro materiale che costituiscono la tomaia del sandalo siano “ancorati” nei punti giusti per garantire che la calzatura tenga e segua armonicamente i movimenti delle gambe senza ostacolare il passo e soprattutto senza sfuggire dal piede. L’esperienza insegna che queste caratteristiche vengono spesso contrastate da quelle mode che azzardano strutture impossibili o da quei modelli che semplicemente sbagliano grossolanamente i conti con la fisiologia umana. Ma certo è che il sandalo rappresenta un oggetto interessante, quale indumento che libera piedi e gambe, ma che insieme è “contenitore dinamico” del corpo, sua base mobile, accessorio ergonomico per statuto. Due sandali dal nome evocativo tra matematica e design, Möbius e Ribbon, vengono proposti dalla United Nude, un’impresa “antimoda” che nasce dal connubio tra Rem Koolhaas, architetto particolarmente propenso a misurarsi con la filosofia dell’abitare il presente, e Galahad Clark, esponente antonomastico dell’abitare la scarpa. Möbius, lanciato nell’estate 2003 e quest’anno ripreso in una costruzione più evoluta, è una struttura ispirata al celebre “nastro” del matematico e astronomo tedesco August Ferdinand Moebius (1790-1860) e alla struttura della poltrona “Barcelona” di Mies van der Rohe del 1929. Come il nastro di Möbius, il sandalo di Koolhaas e Clark, concepito in tre altezze – bassa, media e alta – e in due versioni – chiusa e aperta -, è formato di una singola striscia di pelle che fa allo stesso tempo da suola, da pianta, da tacco e da tomaia. Il sandalo Ribbon, lanciato per l’estate 2004, consiste invece in una base dotata di sei “occhielli” collocati in punti cruciali entro i quali viene fatto passare un nastro (ribbon, appunto) di qualunque materiale e colore possibile, allacciabile in infinite combinazioni. Alle linee essenziali e concettuali dei sandali da design fanno da contraltare quest’estate i preziosi e scintillanti modelli di sandali istoriati di perline, pailettes, strass, fiori lussureggianti, pietre semipreziose che citano turchesi e coralli. Senza necessariamente essere costituito di materiali e pietre autentiche, come nelle versioni gioiello di René Caovilla e Stuart Weitzmann, il sandalo si fa bijou, come nelle linee fantasiose di Malìparmi che ai tacchi a spillo alternano suole di gomma piatte e ortopediche tempestate di sagome floreali.
Il sandalo è tra gli indumenti che, per la loro stessa natura, solleticano il connubio quasi epistemologico tra abbigliamento, design e architettura. Il valore aggiunto di questi oggetti rispetto al tradizionale valore di moda consiste nell’idea progettuale che incorporano, tale da renderli prodotti potenzialmente classici ed “eterni”, al di là della stessa moda. Nanni Strada negli anni ’60 e Lucy Orta più di recente, sono due nomi emblematici in questo connubio che va sempre più attualizzando un’idea di indumento come “casa” del corpo e della mente, che concilia estetica e concetto, comodità e intelligenza facendosi esso stesso “paesaggio”.
Rem Koolhaas da tempo è un interlocutore eletto della moda, e di questa elezione è tempio il negozio di Prada a New York da lui progettato secondo una concezione innovativa e concettuale del lusso. Il contemporaneo sodalizio con il rampollo della famiglia Clark nella “United Nude” fondata nel 2002 si fonda però su una “disillusione” nei confronti del marchio e mostra un’idea di lusso come capitale culturale più che come effimero modaiolo. L’altra impresa in cui è coinvolto Galahad Clark è attualmente “Terra Plana”, una società che si chiama come la scuola di architettura catalana, e che progetta scarpe monacali d’artigianato che hanno nomi come Whitman e Wittgenstein. |