Revival

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Patrizia Calefato / Carnet / Revival

 

Patrizia Calefato – Rubrica moda: Revival (Carnet ottobre 2003)

La strategia del revival è consacrata da sempre nella moda come alimento essenziale del suo stesso esistere. Il revival è diventato nella postmodernità “citazione” ed è ormai assunto come una “macchina del tempo” su cui mimesi e metamorfosi - due motivi portanti nei meccanismi psicologici e sociali più profondi che regolano il fluire e rifluire delle mode - possono concedersi il lusso di viaggiare attingendo e mettendo in moto aspetti inerenti non semplicemente il modo di vestire.

Oggi è la volta degli anni ’40, per la precisione della prima metà del decennio, quella non ancora contagiata dal New Look di Dior (1947), ma ancora impregnata delle raffigurazioni di una guerra che fu “mondiale” anche perché ad essa si devono le forme attraverso cui un intero “mondo” si raffigurò e consegnò le sue immagini al futuro. Tutto parte dalle scarpe: in questo inverno, le punte acuminate e i tacchi a spillo delle ultime stagioni continuano a presentarsi con ossessiva uniformità, ma non detengono più il primato assoluto. La trasformazione muove verso calzature che rivisitano proprio i primi ’40, con la punta decisamente rotonda, la zeppa massiccia, il tacco robusto o a rocchetto come quelle che portava Marlene Dietrich, e anche con qualche accenno di bicolore (bianco e nero). Sotto le scarpe così irrobustite, calzini di ogni tipo, fino alle babbucce da notte con pompon (Gaultier), eco di quei calzini di cotone che ai tempi del cosiddetto sock-shock le donne furono costrette a indossare perché la seta artificiale doveva servire esclusivamente a confezionare paracadute. Quella guerra è anni luce distante da quelle che i nostri giorni conoscono: le metamorfosi della storia intaccano in questo caso il mimetismo cercato dalla moda. Se dai piedi ci spostiamo verso le mani, troviamo allora quei guanti al gomito che furono il mito di Gilda, e che oggi tornano a drappeggiarsi sulle braccia in colori pastello (Molinari), o schizzati come un writing metropolitano (Castelbajac), o rossi come in un’ideale prosecuzione della manica della giacca (Vuitton). Tornano anche i cappellini da passeggio, alcuni che fanno il verso a quello che in una celebre foto di Cecil Beaton del 1941 una modella indossa in una strada di Londra bombardata; altri calati con le falde sulla testa come quelli di Greta Garbo; altri volteggianti di piume. Scaldacuore costellati di pelliccia di volpe (Miu Miu) magari da portarsi con l’ombelico scoperto, fanno da modello per il ritorno della camicetta; mentre i capelli vengono decorati con grosse spille e con collane pesanti usate come tiare. Sul corpo tornano a scriversi la memoria e il tempo in una combinazione infinita di alfabeti.

Boxino 1 anni ‘40

Anni ’40 sono anche i trench alla Casablanca (Jil Sander, Antonio Fusco), i bomber da aviatore corti sopra l’ombelico (Balenciaga) e la rivisitazione della mimetica come tailleur (Erreuno). Le linee sobrie e “militaresche” fanno da contraltare agli eccessivi stereotipi di quella femminilità debordante che ha segnato i primi anni del 2000. Il grigio dei film in bianco e nero rimanda invece immagini di forti contrasti, di cui sono segni icastici le sopracciglia di Joan Crawford, i tratti del volto di Bette Davis, gli occhi cattivi e perduti di Barbara Stanwick, l’onda impossibile dei capelli di Veronica Lake. E non si tratta solo di rappresentazioni di donne, ma di forme del sentire che il revival di moda, in qualche forma, traduce.

Boxino 2 anni '40

Terminato l’obbligo del calzino a causa della guerra, le donne ripresero a usare le calze o a fingere di averle, come le italiane immortalate dal cinema neorealista che si segnavano con la matita la riga dietro le gambe. In una versione di Galliano, la riga inverte oggi il suo posto e compare invece sul davanti della gamba. E il reggicalze, da segreto oscuro, viene mostrato sotto le minigonne, attaccato a calze dalle fantasie geometriche o orientali (Woolford). L’intimo si drappeggia come un abito da sera di Rita Hayworth (Intimissimi).