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Pelle
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Patrizia Calefato / Carnet / Pelle
Pelle(pubblicato in Carnet di Febbraio 2004) Gli interventi estetici sulla pelle – soprattutto sul viso per il quale le nuove tecnologie come il laser stanno sostituendo il bisturi - sono pratiche ormai non più riservate solo a cerchie ristrette di eccentrici o privilegiati. Ma cosa sappiamo della nostra pelle? Usiamo metafore come “rischiare la pelle”; diciamo che una persona ci piace o non ci piace “a pelle”; che una emozione la sentiamo “nella pelle”; che non bisogna fare discriminazioni in base al “colore della pelle”; che un abito ci calza addosso “come una seconda pelle”; che certe ingiustizie si compiono “sulla pelle dei più deboli”. Queste espressioni, tra altre ancora che se ne potrebbero elencare, dimostrano come la pelle sia percepita come un elemento forte della nostra visibilità nel mondo intesa come identità profonda e sensibilità primaria. La pelle è una frontiera, materiale ma anche simbolica, tra il corpo e il mondo. La pelle segna il tempo, si segna col tempo. Le pieghe, le rughe, le cicatrici, le smagliature, il rossore, il pallore, le eruzioni cutanee, le macchie, l’abbronzatura: tutti segni che dicono il tempo che attraversiamo, le abitudini che abbiamo, la nostra emotività più o meno spiccata. Tutti segni che la moda induce a cancellare, o a regolare volontariamente, come l’abbronzatura. Mentre invece si tratta di segni che ci si impongono (a meno di non praticarli come segni indelebili nella forma del tatuaggio, della scarnificazione, del piercing, o di tic ossessivi). Segni che ci cambiano: non a caso forse l’emblema icastico della metamorfosi è il serpente che “cambia pelle”. Dice Jeanette Winterson nel libro Scritto sul corpo che la parte che conosciamo meglio degli altri, cioè le cellule dello strato superficiale della pelle, è una parte morta. L’ossessione per il ringiovanimento, allora, può probabilmente intendersi come qualcosa di più profondo del semplice desiderio di recuperare il tempo che passa: è il non voler vedere, e non voler dare a vedere, la morte che ci passa costantemente “a pelle”. E’ singolare però che questo tenere a distanza la morte passi oggi invece attraverso pratiche che riproducono proprio “piccole morti”, sempre necessarie per rinascere. Il botulino, una tossina letale, viene liberata dalle sostanze tossiche e iniettata sulle zone rugose del viso, allo scopo di paralizzare le terminazioni nervose e distendere le rughe. Il peeling col laser, oggi sostituto efficace del lifting fatto col bisturi, regala alla pelle del volto in modo incruento l’equivalente di una muta animale. Luminosa, trasparente, dall’effetto seta, la pelle ispira i tessuti glamour e brillanti con cui vengono fatti gli abiti più avvolgenti e i panneggi che tanto attirano quanto più la differenza tra oggetto e corpo, tra animato e inanimato, si fa labile. Boxino 1 pelleI
“cosmoceutici” sono quei farmaci utilizzati in cosmetica per risolvere
problemi cutanei. Secondo la recente ricetta del dermatologo americano Nicholas
Perricone, alcuni di questi farmaci costituiscono dei risolutori efficaci dei
problemi di invecchiamento della pelle, senza bisogno né di bisturi né di
laser, né delle somministrazioni di collagene o botulino. Il DMAE (dimetilaminoetanolo)
è consigliato da Perricone come un miracoloso catalizzatore in grado di agire
con altri antiossidanti per risolvere problemi di perdita di compattezza della
pelle, rughe intorno alle labbra, pelle stressata, labbra sottili. Boxino 2 pelleAngela
D’Ottavio, giovane fotografa barese, ritrae dettagli di pelle: segni effimeri
impressi dagli indumenti, smagliature, cellulite, cicatrici. Per lei la pelle è
un territorio delle mutazioni, un palinsesto su cui si inscrivono le tracce più
o meno indelebili dell'esperienza. E importante è la consapevolezza
dell'ossessione contemporanea per la rimozione di queste tracce. Accompagna le
sue foto con citazioni letterarie di Magrelli, Homes, Winterson, e con queste
parole di Jamaica Kincaid: “Mio padre aveva ereditato il pallore spettrale di
suo padre, quella pelle che si direbbe stia aspettando che un’altra pelle, una
pelle vera venga a ricoprirla”.
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