|
Ornarsi
|
|
|
Patrizia Calefato / Carnet / Ornarsi naturalmente
(pubblicato in Carnet, marzo 2004) “Indossare la natura”: un’espressione che potrebbe marcare un punto limite nell’incrocio possibile tra l’artificio del corpo che si riveste – di abiti, di accessori, di segni – e la riduzione al grado zero della sostanza inorganica di cui il rivestimento è costitutivamente fatto. E’ il sogno di “farsi moda” facendosi terra, pietra, elemento vitale, rubando alla natura tracce consistenti che possano comporsi in un bricolage occasionale ma non effimero. Si origina in questo sogno quella dimensione del consumo situata oggi in luoghi del “benessere” dove sembrano risiedere rarità, armonia, musicalità, odori benefici, new age ripercorsa attraverso strizzate d’occhio all’Oriente. Si tratta di negozi e bancarelle dove si mescolano insieme fossili, minerali, reperti paleontologici, “giapponeserie”, essenze, candele, e nei quali, in particolare, è possibile acquistare a poco prezzo pietre semipreziose, magari armonizzate con il segno zodiacale, una diversa dall’altra, imperfette, abbondanti e debordanti nei loro contenitori trasparenti. Incastonate in una “gabbia” di filo d’argento o di rame che è possibile lavorare a mano a casa propria, le pietre potranno poi diventare ciondoli davvero unici da appendere a un laccetto di cuoio per farne una collana, un portachiavi, o una spilla. Il bijou fatto a mano con le pietre naturali incorpora in sé una preziosità rara, un “pregio” etico che sembra provenire proprio dalla terra. E la rarità assume un senso speciale che contrasta con quella “unicità” che è stata nel recente passato una parola chiave della moda. Il desiderio di indossare qualcosa di “unico” incarnava certo l’esigenza di sottrarsi all’uniformità e alla serialità che la moda stessa inevitabilmente conduce con sé. “Unico” ed “esclusivo” sono stati pertanto due appellativi su cui si è fondata, nel linguaggio dell’immaginario di moda soprattutto degli ultimi due decenni, una sorta di retorica della “purificazione” nella distinzione – sia questa stata legata alla elezione di marca o al bricolage estemporaneo di strada. Unicità ed esclusività non fanno però i conti con quella esigenza sempre più avvertita nell’etica - o etichetta - quotidiana che dà senso al vestire, che guarda oggi a un valore più sottile e impegnato quale è appunto quello della rarità. Rara è una pietra, un pellame, un metallo, una fibra, un elemento naturale che ingloba in sé il racconto di come morte e vita sul pianeta siano in gioco anche quando ad essere coinvolta è la nostra immagine esteriore, compresi gli ornamenti e gli oggetti con cui costelliamo il corpo. I “naturestores” della catena Geoworld sono un esempio completo della commistione tra la ricerca naturalistica – in particolare geologica e paleontologica - e il consumo legato alle decorazioni del corpo e della casa. Il coinvolgimento dei sensi è qui programmaticamente perseguito, attraverso un percorso del “benessere” che mescola insieme luci, musiche, profumi e oggetti. Paradossalmente accade che spesso questi negozi si trovino collocati all’interno di un centro commerciale dove l’idea del consumo – chiassoso, affollato e “accumulato” - è di tutt’altra specie. “Il mercato della natura” premia invece la ricerca della pietra inclusa nel linguaggio magico della cristalloterapia, o dell’ammonite da incorniciare, della riproduzione perfetta di un frammento dell’osso di un dinosauro, di un giardino o di una fontana zen in miniatura. Anche il packaging degli oggetti venduti è assicurato da materiali naturali riciclati. Il gioiello “fatto in casa” con pietre e cristalli comprati nei negozi della natura o in botteghe annesse a vecchie miniere diventate luoghi turistici, oppure - meglio ancora – trovati in spedizioni “sul campo”, tra i sentieri di luoghi anche di casa nostra, come per esempio il monte Amiata, introduce un’idea di pregio che va oltre il prezzo. Un quarzo fumé - come tutte le pietre che il nome anima con la vita di un racconto - non ha così il sapore infernale dei gioielli costosi, ma parla di sensi, piacere, imperfezione
|