Gessato

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Patrizia Calefato / Carnet / Gessato

 

Gessato

Una poltrona di pelle nera trapuntata ospita un uomo con le gambe accavallate, lo sguardo sferzante e un completo gessato indosso: è una foto pubblicitaria di una nota casa di abbigliamento maschile, la Pal Zileri, passata sui giornali durante tutto lo scorso inverno. Una foto nella quale era condensata una estetica del potere in pochi essenziali tratti: l’agio, la bellezza e la stoffa. L’agio di una poltrona - reale o metaforica – è per pochi; la bellezza è di chi se la trova addosso; ma la stoffa, nel senso letterale di tessuto, proprio di “quel” tessuto, può riprodursi attraverso la moda e dunque funge da modello per tutti. E se è l’abito a fare il monaco, in questo caso è il gessato a fare il potere. Sembrano dircelo i corsi e ricorsi che, di nuovo, oggi celebrano l’eleganza maschilissima, e anzi la distinzione elitaria, di quel tessuto pettinato, in lana ma per l’estate anche di lino, di colore scuro - preferibilmente antracite, ma anche blu intenso, marrone cupo, oppure spietatamente nero – attraversato da sottili righe bianche, che trae il suo nome italiano dal mezzo – il gesso – attraverso cui s’immagina che queste siano state tracciate.

E’ singolare che la stoffa in questi mesi eletta a lasciapassare incontrastato dell’ufficialità e del cerimoniale – perfino nella sua deprecabile versione doppiopetto - sia poi quella in altri momenti associata a rozzezze impomatate e burine se non proprio alle “divise” degli adepti di Cosa nostra. Tra il segno impresso da un immaginario gesso sulla giacca di Al Capone e quello sull’abito del nostro modello la differenza potrebbe essere forse di spessore: più largo e contrastato il primo, più fino e temperato il secondo. Eppure, l’estro creativo che oggi si impadronisce anche di questo “classico” non sempre di buon gusto che chiamiamo gessato, lo manipola in forme azzardate. La stessa Pal Zileri, ad esempio, nella versione estiva 2004, propone un gessato sui toni chiari del beige, “striscia” di bianco un azzurro intenso, oppure spezza la giacca a righe con i pantaloni di chiara tinta unita. John Varvatos – stilista americano di origine greca – ne tenta invece uno informale, bisticcio intrinseco perché nulla v’è di più formale del gessato, ma appetibile forse da chi predilige ostentare i contrasti.

L’uomo in riga sembra esserlo proprio in tutti i sensi; pensiamo un po’ a cosa ci fa venire in mente l’immagine del gessato o “ingessato” maschio, padrone o padrino che sia: uno che è sempre in riga, o piuttosto uno che “li fa rigare dritti”? Sia detto, tutto ciò, tra le righe...

 Usato per elezione nell’abbigliamento maschile, il gessato trasla sui corpi femminili attraverso i tailleur: docile clonazione della squadratura e della linearità degli uomini sulle sinuosità, e a volte sulle opulenze, delle donne. Meglio riderci su, ironizzare: i gessati al femminile oggi sfidano il colore, sfumando tra il pesca e il verde chiaro. 20 anni fa, nel numero 138 delle sue Untitled Film Stills dedicate alla moda, parodizzata immaginando se stessa come modella, Cindy Sherman esasperava il gessato in un abito impossibile bianco e nero a righe larghe corredato da una cravattona stile grottesco-regimental.

 Il gessato in inglese si chiama pin-striped, in francese rayé, in spagnolo rayas diplomáticas: il senso torna comunque sulla riga, cioè su quel marchio di regolarità – le righe sono diritte e parallele tra loro - impresso nel vuoto disordine dell’oscurità di fondo. Declinato nel cinema, il gessato veste in modo stereotipato la moltitudine della saga del Padrino, passa attraverso il tocco di Armani in Gli intoccabili e Quei bravi ragazzi, invade oggi la serie televisiva dei Sopranos.