Cina

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Patrizia Calefato / Carnet / Cina

 

Patrizia Calefato – Rubrica moda: Cina (Carnet giugno 2003)

 Il primo segnale lo diede negli anni ’90 Gong Li, lanciando, dalle scene dei film che ha interpretato e con le sue “reali” elegantissime tuniche in seta lavorata con il caratteristico collo alto, un immaginario dell’abito femminile che traeva dalla tradizione cinese forme e motivi di ispirazione. Il successo del cinema cinese, emblematicamente rappresentato da quello di Zhang Yimou, ha accompagnato e alimentato nell’ultimo decennio la crescita enorme della influenza culturale della “nuova Cina” in occidente, attraverso segni e poetiche dell’immagine di forte spessore e suggestione ideale che hanno coinvolto la moda, il design, la cultura del corpo. L’ultimo decennio è stato anche il periodo di una nuova migrazione cinese, soprattutto in Europa e in Australia, dove sono sorte inattese Chinatown e nuove modalità di invenzione del quotidiano nell’incontro, certo non sempre facile e “tranquillo”, tra culture e segni, dal cibo alla lingua all’abbigliamento. Tuniche in seta, top con la pistagna alta, pantaloni morbidi, zoccoli con la suola rigida, dragoni e magnolie, sono così fioriti addosso alle ragazze in cerca di un segno eccentrico e a buon mercato che riescono a trovare sulle bancarelle e nei negozi “dei cinesi”, in verità controllati a catena da dubbie reti di potere.

Un’esplosione di ideogrammi, lacche e decori jacquard compaiono questa stagione anche nelle collezioni delle griffe. Cavalli inventa una Cina sgargiante, Bluemarine decora di peschi i pantaloni di seta, Marras cita una farfalla sulla blusa, Galliano mette in testa alla sua donna un cappello da portatore di risciò. Ai piedi, sabot in seta (Bluemarine) o sandali a spillo con la suola laccata (Casadei), decorati da ideogrammi (Fendi); in mano, borsette in stile “lanterne rosse” con scarabeo di giada per chiusura e rami di bambù ricamati (Valentino).

L’occidente torna a vestire una Cina idealizzata, mentre i ragazzi di Pechino e Shangai indossano jeans e t-shirt. Mentre le nuove élite delle metropoli impaurite dalla SARS, in completi di Armani e borse da lavoro Vuitton, affollano le strade di Pudong (il quartiere dei centri dirigenziali di Shangai) alla ricerca di locali lounge. Mentre i grattacieli progettati da John Portman, l’architetto delle megastrutture e degli spettacolari hotel nordamericani, si allineano nel cielo di Tomorrow Square a Shangai e ospitano gli hotel degli affari di Pechino e Shandong. Mentre Quentin Tarantino, nel suo prossimo film Kill Bill attinge alla tradizione cinematografica di Hong Kong. Tra dragoni sugli abiti, alta finanza e discipline dello spirito e del corpo, qual è la Cina più vicina?

Boxino Cina 1

La serie di gioielli Le baiser du dragon di Cartier mette in scena, condensato in ciascun elemento, il mistero delle simbologie e della scrittura cinesi. La collezione si ispira a segni orientali dell’arte e della leggenda ai quali fa da sfondo la figura mitologica del dragone sulla cui forma sono forgiati alcuni pezzi. Il “fen ling”, la campana a vento al cui tintinnio si prepara la stagione dei monsoni, dà vita a pendenti asimmetrici che sembra di poter sentire risuonare mentre gli onici, i diamanti e i rubini urtano tra loro e fanno “respirare” i colori.

Boxino 2 Cina

Un motivo ricorrente nella decorazione di indumenti e accessori ispirati all’estremo oriente è quello dell’ideogramma. Sia quello giapponese che quello cinese compaiono quasi come delle “citazioni”, incomprensibili per chi non conosca queste lingue, eppure godibili proprio per il loro carattere ornamentale, per la loro funzione estetica, per la precisione dell’arte calligrafica che evocano. L’ideogramma è un concetto fatto scrittura: in questo senso il suo ruolo nel linguaggio è molto diverso da quello di una lettera dell’alfabeto. La calligrafia orientale è una filosofia e una forma di conoscenza antichissima. L’arte novecentesca occidentale ne è stata ispirata, e oggi la moda utilizza l’ideogramma compiendo l’operazione paradossale di copiare in serie sull’indumento quello che solo una mano sapiente riesce a fare.