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Capelli
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Patrizia Calefato / Carnet / Capelli
Capelli spettinatiIl dissidio tra naturalità e artificialità è costantemente in gioco nella moda. Avendo a che fare con il corpo, infatti, essa deve manipolare da un lato i tratti “biologici”, “tattili”, “naturali” di cui il corpo consiste, come il sesso, i colori, le forme, i segni della pelle, che costituiscono il limite della moda stessa. Dall’altro deve invece comportarsi con “naturalezza” con quanto di posticcio e innaturale sul corpo si adagia o si incide, sia esso un abito o un tatuaggio permanente. Le zone del corpo più esposte, più “nude”, come le mani, il viso e i capelli, risentono in modo particolare di questo gioco infinito tra natura e cultura dal quale trae dignità la definizione ad esempio del maquillage come “vestito” del volto. Gioco dal quale si evincono anche le tracce che le culture disseminano sul corpo: si pensi proprio ai capelli, elementi di un “nudo” che molte culture, quando si tratta di capelli femminili, escludono dalla visione pubblica coprendoli con veli e chador, mentre altre ancora li assumono come emblema di una naturalezza identitaria, sia pur diasporica, come accade per le chiome Afro alla Angela Davis. Il senso dello “spettinato” che la moda odierna dei capelli – sia femminili che maschili – ha introdotto come nuovo mito ha certamente a che vedere proprio con la tensione in questione: i riccioli artatamente scomposti, il look da appena alzati dal letto, le ciocche asimmetriche, sono infatti il risultato pseudonaturale di un’operazione invece paziente e intenzionale. Operazione che consiste il più delle volte nel lavoro del parrucchiere o nell’effetto di un gel a fortissima tenuta, ma che ha alle spalle anche un “lavoro segnico” sociale che porta oggi a valorizzare positivamente un modello come lo “spettinato” considerato invece di solito come frutto di sciatteria e poca cura di sé. Lo stile variamente definibile come sbarazzino, o arruffato, o ad aculei di riccio, coglie in modo lapidario un tratto importante della condizione contemporanea: la provvisorietà. Una provvisorietà scompigliata e scapigliata, che sembra non avere il tempo per permettere ai capelli di “chiudersi” in una forma compiuta e che dunque lascia intendere un’opera non finita, instabile, aperta alle tensioni che la natura impone: tanto è vero che per pettinarsi bastano le dita, non è necessario l’uso del pettine. Una provvisorietà senza età, senza storia: la nuova scapigliatura unifica e assorbe in un giovanilismo privo di confini il bimbo al primo taglio dal barbiere e la chioma grigia fatta “rinverdire” da un colpo di forbice e un guizzo untuoso di gel. Boxino 1 capelliAll’esatto
opposto dell’apparente naturalità spettinata, riprende vita, sia pure ancora
in sordina, la compatta artificialità della cotonatura. Per ora sono solo
alcune pubblicità e foto di moda ammiccanti agli anni ’60 a far comparire
sulle teste femminili quelle complicazioni arruffate di ciocche sopra le quali
la superficie esterna dei capelli si stende liscia e laccata fino a rendere
l’effetto di un gonfio che può giungere all’inverosimile. Icone
indimenticabili della cotonatura: Mina che canta Mille
bolle blu; Kim Novak, Anita Eckberg, Tippi Hedren, Raquel Welch. Boxino 2 capelliIn quella
cosmopolita città in progress che è
Berlino, i parrucchieri rappresentano dei luoghi di autentica sperimentazione
mondano-artistica nei quartieri dell’Ostgut,
da Mitte a Friedrichshein, tutti a Est. Rigorosamente bisex (nel senso di sia
per uomo che per donna), i Friseuren
berlinesi sono veri e propri atelier d’arte e di design, realizzati anche con
mezzi limitati, ma con gusto assolutamente creativo e in totale controtendenza
nei confronti dei Saloni globalizzati delle multinazionali del capello. Letti in
pelle nera nella sala d’attesa, poltrone a forma di fiori e specchi come
foglie, e nella stagione estiva, divani sul marciapiede dove passare il tempo di
posa della tintura o della permanente. Dove c’è scritto cut
& go si può avere il taglio senza lo shampoo a 10 euro (ha collaborato
Claudia Attimonelli).
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